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Juniper and Thorn: analisi della fiaba di Ava Reid

Juniper and Thorn: analisi della fiaba di Ava Reid

Ad ottobre 2024, Ne/oN Libri, un imprint di Edizioni e/o, porta in Italia Juniper and Thorn, romanzo della newyorkese Ava Reid. L’autrice era già comparsa sui nostri scaffali con A study in drowning, edito Il Castoro, un fantasy dalle tinte Dark Academia che ha fatto innamorare moltissimi lettori. Juniper and Thorn è stato un titolo più divisivo, ma che è riuscito comunque a far parlare di sé per i temi che tratta e per la loro messa in scena. Un romanzo cruento, viscerale, fiabesco, dark, che è in realtà anche un retelling della fiaba Il Ginepro trascritta dai Fratelli Grimm nel loro I racconti del focolare

Il Ginepro e l'origine di Juniper and Thorn

Ava Reid ci propone, dunque, una sua interpretazione della fiaba Il Ginepro, trascritta dai Fratelli Grimm nella raccolta I racconti del focolare. Il Ginepro inizia, come accade spesso, con una coppia che non riesce ad avere figli. Un dì la moglie sanguina ai piedi del ginepro che è piantato nel suo giardino e, vedendo le gocce di sangue imbrattare la terra, esprime il desiderio di avere un figlio. Nove mesi dopo nasce un bambino, ma la donna  muore di parto e viene seppellita sotto l’albero: la stessa Marlinchen, protagonista del romanzo di Reid, ci tiene a sottolineare che nelle fiabe le madri o sono morte o sono crudeli. Il marito, dopo un primo momento di disperazione, si risposa con un’altra donna (Marlinchen vi aveva avvisato…). I due hanno presto una figlia di nome Marlinchen e la matrigna è tanto amorevole con la bambina quanto arcigna con il maschietto, a tal punto da attirarlo in una trappola mortale: gli chiude la testa in un baule dal coperchio affilato e lo decapita

Per paura di essere scoperta, la donna riattacca insieme la testa e il corpo del bambino e lo mette seduto all’ingresso della casa con una mela in mano. La figlia allora, ingolosita dal frutto, chiede al fratellino di poterlo mangiare ma lui non le risponde; la madre esorta la bambina a schiaffeggiarlo per farlo rinsavire e quando la piccola ubbidisce la testa del fratello rotola via. La matrigna allora incolpa la bambina della morte del fratellino ma orchestra un piano per salvarla dall’ira del padre: per occultare il cadavere, lo tagliuzza e lo cucina, servendolo in tavola al marito, che lo divora per intero. Convinta di essere la responsabile della tragedia, Marlinchen si dispera e sotterra le ossa del fratellino ai piedi del ginepro. Il gesto gentile permette al bambino di trasformarsi in un uccello, il quale vola in città ottenendo una catena d’oro, un paio di scarpette e una macina di pietra. L’uccello torna a casa e consegna al padre la catena d’oro, alla sorella le scarpette e uccide la matrigna facendole cadere in testa la macina. Infine, torna in forma umana, sano e salvo. 

I cambiamenti di Ava Reid

La fiaba Il Ginepro è di per sé cruenta e piena di simbologie archetipiche. Tra le principali ricordiamo: la goccia di sangue che esaudisce il desiderio del parto; la matrigna che uccide il primo figlio del marito; la bambina che mangia la mela; il padre che fagocita i resti del figlio; la trasformazione in uccello e i tre pegni che premiano i buoni e sconfiggono la cattiva. Ava Reid nel suo Juniper and Thorn rimescola le carte in tavola, a partire dai personaggi: non ci sono matrigne cattive, ma una madre venuta a mancare; non ci sono padri buoni, ma uno terrificante ed abusante; non ci sono due fratellastri ma tre sorelle. Marlinchen è la più giovane di queste e vive nella città di Oblya, rinchiusa nella casa paterna, dove, insieme alle sorelle, sfrutta le sue doti da strega per racimolare qualche soldo. Il padre, afflitto da una terribile maledizione che lo ha privato dell’amore, lasciando al suo posto una fame insaziabile, non permette alle figlie di uscire per paura che vengano corrotte dai progressi del nuovo secolo. Marlinchen è la figlia più ubbidiente, ma tutto cambia quando, una sera, le sorelle decidono di portarla con loro fuori dal giardino che circonda la casa, a teatro. Lì Marlinchen si invaghisce del giovane primo ballerino, Sevas, innescando una reazione a catena che condurrà verso lidi inesplorati e pericolosi… 

Avevamo azzardato piccole, innocue ribellioni prima d’ora, o almeno Rose e Undine l’avevano fatto, ma mai nulla di così avventato, illecito e sbagliato. Questa ribellione assomigliava a un libro con tutte le pagine strappate: non ne conoscevo l’inizio, né lo svolgimento o la fine.

Juniper and Thorn, Ava Reid

Juniper and Thorn e la sua scrittura viscerale

Juniper and Thorn è il mio primo approccio alla penna di Ava Reid e mi ha già fatto rendere conto che si tratterà di una relazione, la nostra, destinata a durare. Perché se tutti i suoi romanzi hanno la potenza di questo, siamo a cavallo! Juniper and Thorn racconta una storia ricca di risonanze, di rimandi a storie del passato, a narrazioni popolari e ad archetipi che abbiamo marchiati a fuoco nella testa. Ava Reid è stata in grado di intrecciare tutti questi fili con una fitta rete di simboli che rendono il romanzo ricco e stratificato, all’interno del quale ogni parola è curata e messa al posto giusto per suggerirci una sensazione, una suggestione, un campo semantico ed emotivo. 

Le storie tendono a darti tre possibilità per tre generi di circostanze. Tre notti di festa prima che la carrozza si trasformi in zucca. Tre domande da porre al lupo prima che lui mostri i denti. Tre morsi di mela prima che tu percepisca il veleno. Avrei potuto centellinare le mie tre possibilità con attenzione, assaporandole come caramelle; le avrei succhiate e poi risputate sul palmo della mano. Anche solo immaginarlo era eccitante, sapeva di dolce.

Juniper and Thorn, Ava Reid

Per me è stato facile figurandomi tutte le immagini che l’autrice è riuscita a dipingere con colori scuri e rossastri nella mia immaginazione. Ho visto Oblya, un paesaggio divorato dai fumi delle fabbriche e dallo scroscio dell’oceano, grigia, eppure riscaldata dalle chiacchiere degli operai, dalla musica nelle taverne e dalle luci del teatro, così come ho percepito tutti gli angoli bui della casa delle sorelle Vashchenko, in cui si annidano mostri. A rendere ancor più affascinante il palcoscenico su cui Ava Reid mette in scena la sua tragedia sono le ombre che ogni ambiente trascina con sé: la casa in cui Marlinchen abita dovrebbe essere un nido accogliente, mentre nel giardino strisciano serpi velenose, pascolano mostri caprini, crescono alberi maledetti. Il teatro, fonte di gioia per chi assiste agli spettacoli e primo baluardo di libertà per la protagonista, è in realtà un luogo in cui il profitto e l’ossessione distruggono vite. Oblya, che agli occhi di Marlinchen è un luogo di emozioni e danze, si mostra spesso come un coacervo di miseria umana e di squallore industriale. Questo dualismo perpetuo che cattura ogni aspetto del romanzo è ciò che rende Juniper and Thorn un libro sfaccettato, gotico, in cui il bene assoluto non esiste, mentre il male assoluto risiede in quelli che dovrebbero essere i frutti più dolci dell’esistenza.

Famiglie disfunzionali e scoperta individuale

Tra riscritture di fiabe truculente e sorelle con un rapporto conflittuale col padre, in Juniper and thorn assistiamo all’arco trasformativo di una protagonista che da ragazza deve diventare una donna. Marlinchen è un personaggio poco attraente, quasi esasperante: per tutta la prima parte del romanzo i suoi desideri e le sue azioni le osserviamo solo in potenza. Mai concreti, sono pensati. La causa dei freni che impongono a Marlinchen di tenere la testa bassa sono tutti da individuare nella figura paterna. Zmij Vashchenko è un potente stregone che minaccia costantemente le sue figlie con la magia, che le obbliga a servirlo, a lavorare per lui, ad accudirlo. Impedisce loro di crescere, esplorando loro stesse e il mondo che le circonda, tramite un regime fondato sulla paura. La sorella più influenzata dalle violenze psicologiche del padre è proprio Marlinchen, descritta come la minore, la più fragile e ingenua ma anche quella più simile a Zmij

La metamorfosi era una magia volubile e pericolosa, e ogni incantesimo comportava un prezzo alto e terribile. Una volta assunta una forma nuova, non potevi più essere quello che eri stato un tempo. Un gatto trasformato in vaso perdeva i baffi e la vivace lingua rosa. Una carrozza trasformata in zucca perdeva le ruote e le finestre di vetro. E una volta che diventavi donna, rinunciavi a tutti i fregi, abbandonavi tutti i doni preziosi, dell’essere ragazza.

Juniper and Thorn, Ava Reid

In un sottile gioco psicologico che vede come avversari Marlinchen e il suo rapporto con il padre, Ava Reid ci parla di passioni represse – tra cui spiccano la rabbia e la sessualità – e di famiglie disfunzionali. Marlinchen ama e odia suo padre allo stesso tempo e soppesa con squilibrio quelle che sono le sue frequenti violenze con i rarissimi gesti di tenerezza. Ad accompagnare questa sottile narrazione è il costante parallelismo tra i due personaggi, che paiono afflitti da una maledizione simile: la fame che Zmij porta come un fardello, Marlinchen la sente come un fuoco che le arde dentro. La fame del padre la costringe a sottostare ai suoi abusi, mentre un altro tipo di fame, altrettanto logorante, la spingerà a rompere quelle stesse catene che la tenevano segregata in una vita di privazione. Da tenere sempre a mente il ruolo simbolico dell’appetito: la fame e la voracità sono elementi sovrapponibili all’appetito sessuale e alla sfera erotica, ma anche alla bestialità e alla perdita di controllo. Ava Reid ce lo ricorda con continui rimandi all’atto del mangiare, a scene di colazioni, pranzi e cene, a descrittive preparazioni in cucina. Il tema del cibo – che compare anche in una forma di disturbo alimentare nella protagonista – è centrale nel romanzo e ci aiuta a decifrare i codici della sua struttura più psicanalitica. 

Il ruolo della magia: la stregoneria in Juniper and Thorn

In ultimo, è bene sottolineare che Juniper and Thorn parla anche della figura della strega. Ava Reid tratta questa figura sotto diversi punti di vista: innanzitutto, Zmij spesso ci ricorda come prima dell’arrivo dell’industrializzazione streghe e stregoni erano creature temute e rispettate, amministrate addirittura da un Concilio; con l’arrivo del capitalismo, invece, la casa di Zmij e delle sue figlie rimane ad Oblya l’ultimo baluardo in difesa di un mondo andato, in perenne guerra con il sistema capitalistico. La strega è notoriamente una figura che si contrappone al dominio capitalistico e al concetto di proprietà privata. Un saggio di Silvia Federici intitolato Calibano e la strega espone proprio la teoria secondo la quale la figura della strega e la sua stigmatizzazione nascano in contemporanea con la chiusura dei terreni in recinsioni, con l’istituzione della proprietà privata e con il nascente sistema capitalistico. 

[…] Non c’è mercato per la stregoneria a Oblya, non più. La povera gente vuole fumare il narghilé nei caffé merzani e sfidarsi a domino nelle case da gioco, e i ricchi vogliono costruire dacie lungo la spiaggia e fare i bagni di fango al sanatorio. Nessuno vuole vedere il proprio gatto trasformato in un vaso, o la carrozza in zucca. La magia si trova già agli angoli di ogni strada – i lampioni elettrici! – e nelle tipografie dei giornali – le rotative! – e nei chioschi sul lungomare dove puoi accaparrarti un dagherrotipo dei tuoi figli per due rubli. Una fotografia costa solo due rubli, Zmji. Tu quanto ti fai pagare per trasformare il loro parasole in un cigno presuntuoso?

 Juniper and Thorn, Ava Reid

Interessante è anche l’analisi dei poteri che Marlinchen possiede insieme alle sue sorelle e a suo padre. Marlinchen ha il potere della divinazione della carne, Rose è un’erborista, Undine è una veggente. Ma il potere che merita di essere indagato più da vicino è proprio quello di Zmij: quello della trasformazione. Il padre padrone della nostra storia è l’unico in grado di mutare forma alle cose e alle persone: è lui che decide in quale corpo imprigionarti e una volta scagliato l’incantesimo la trasmutazione è irreversibile. Questo elemento diventa simbolico nel momento in cui leggiamo una storia che parla di formazione ed evoluzione femminile: è come se nei poteri di Zmij fosse compreso anche quello di impedire a Marlinchen di trasformarsi in una donna. A lei viene impedito di uscire e di avere contatti con l’esterno, ogni mese è costretta a bere un pozione capace di rivelare se la sua verginità è rimasta intatta oppure no. Marlinchen è così preda dell’immobilità, costretta dal padre a non cambiare mai forma. Il potere di Zmij assume allora il contorno dell’oppressione maschile sulla capacità decisionale della donna: una forma di oppressione che non è solo “magica”, ma strutturale e psicologica. Non a caso il punto di svolta del romanzo si presenta nel momento in cui Marlinchen consuma un rapporto sessuale, che la trasforma irreversibilmente da una “ragazza” ad una “donna”.

Un romanzo da leggere se...

Juniper and Thorn non è un romanzo per chiunque e comprendo perché a molte persone abbia fatto storcere il naso. A partire dal suo stile di scrittura, Ava Reid è un’autrice divisiva, con una prosa arzigogolata, molto descrittiva, che fa ampio uso di metafore. Di certo non è una penna che arriva dritta al punto senza giri di parole. I suoi personaggi hanno contorni ambigui e non godono della brillantezza di protagoniste tipiche del genere fantasy. La loro è una psiche “tenuta al guinzaglio”, un carattere in perenne tensione, una bomba ad orologeria che non si sa mai quando farà boom. Questi elementi sono proprio il motivo per cui Jupiter and Thorn ha guadagnato un posto speciale nel mio cuore. Amanti delle fiabe, delle narrazioni oscure, dei libri non lineari, delle storie ricche di simbologia… che aspettate? Marlinchen vi aspetta in libreria ed è più affamata che mai…

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