
Il giorno dei trifidi: un cult dell’eco-fiction
Pochi anni dopo l’inizio del nuovo secolo, nel mondo scientifico e non solo si è fatta strada la proposta di una nuova era geologica: l’Antropocene. L’era dell’uomo, ma soprattutto l’era dei danni da lui provocati al pianeta. Già nei secoli precedenti, in realtà, la letteratura – e in particolare un certo filone della fantascienza – aveva messo in guardia contro il consumo sconsiderato delle risorse naturali e lo sfruttamento indiscriminato del pianeta. Questo tipo di narrativa ha sempre rappresentato in maniera spaventosamente meticolosa le ansie e le paure legate all’eccessivo affidamento dell’uomo sulla propria – presunta – superiorità.
Il giorno dei trifidi, scritto nel 1951 da John Wyndham e pubblicato da Neri Pozza nel 2025, riflette proprio su questi temi, restituendoci l’immagine di un mondo in frantumi: quello in cui l’essere umano non è più la specie dominante.
La caduta dell'uomo
L’umanità si è da sempre arrogata il diritto di sentirsi superiore rispetto a tutte le altre specie. Tuttavia, la realtà con cui i protagonisti de Il giorno dei trifidi devono ben presto fare i conti è che questa presunta superiorità è in realtà estremamente instabile. L’uomo ha costruito ogni suo progresso sull’illusione di essere un essere privilegiato, ma basta soffiare un po’ più forte per far crollare il castello di carte su cui si erge questa convinzione, e svelare la vulnerabilità e fragilità dell’essere umano.
Il romanzo si apre con una misteriosa cometa che attraversa il cielo, offrendo all’intero globo uno spettacolo mai visto prima: una scia verde brillante che illumina la notte. Milioni di persone osservano il fenomeno, ignare del fatto che quel verde alieno sarà l’ultima cosa che vedranno. Il mattino seguente, quasi tutta la popolazione mondiale si sveglia cieca. Senza la capacità di vedere, l’umanità si ritrova smarrita, incapace di reagire, cadendo nella disperazione.

Gli uomini, abituati a dominare il mondo attraverso la tecnologia e il controllo della natura, si trovano improvvisamente in balia di un ambiente costruito da loro stessi ma in cui non riescono più a vivere nella loro nuova e terribile condizione. Ma non è solo la cecità a mettere in ginocchio la società. Wyndham esplora anche la fragilità delle strutture sociali e politiche dell’epoca. Senza un’autorità centrale, senza governi o istituzioni in grado di gestire la crisi, il mondo si trasforma rapidamente in un luogo caotico, dove la sopravvivenza dipende dalla capacità di adattarsi a un nuovo ordine delle cose.
La cecità morale e fisica di Il giorno dei Trifidi
La mancanza della vista è un elemento cardine ne Il giorno dei trifidi, ma ciò che è veramente interessante è la doppia rappresentazione di questa condizione. Da un lato, la cecità fisica annienta l’intera umanità, che si ritrova incapace di orientarsi, persa e disorientata in un mondo che diventa improvvisamente nero e spaventoso. Dall’altro, però, prima ancora di questo disastro, l’umanità si era già costruita attorno un’armatura fatta di cecità morale: l’uomo ha fondato l’intero progresso socio-economico a discapito del pianeta, scegliendo di non vedere quanto il mondo diventava, giorno dopo giorno, più grigio, inquinato, spento e solitario. La cecità morale è stata la base dell’evoluzione dell’uomo. E ora, nel buio della notte infinta che si distende dietro le loro palpebre, l’uomo scopre che il mondo che aveva ignorato e schiacciato ora lo schiaccia a sua volta.
Questa riflessione sulla cecità trova un parallelo significativo con Cecità di José Saramago.
La cecità bianca di Saramago diventa un’allegoria della condizione umana, simbolo della perdita di empatia, del disinteresse per il prossimo e della fragilità delle istituzioni sociali. L’incapacità di “vedere” le esigenze morali ed etiche degli altri porta a una crisi non solo fisica, ma anche sociale, che fa vacillare l’intero ordine umano.
È di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria.
Cecità, Josè Saramago
La cecità nera di Wyndham, invece, rappresenta il collasso di un sistema più ampio: quello dell’egemonia dell’uomo, che si vede costretto ad affrontare una realtà che non può più controllare. La cecità diventa il segno che il nuovo assetto mondiale è privo della visione antropocentrica che ha dominato per secoli, l’uomo ha ormai perso la sua centralità rispetto al resto del mondo naturale. Entrambi i romanzi mostrano all’essere umano la propria fragilità, la necessità ricostruirsi dopo la perdita di tutte le certezze, e di accettare che il mondo che pensava di dominare è ora quello che lo sovrasta.
L'alienità vegetale
Uno degli aspetti più affascinanti della narrazione di Wyndham è il modo in cui Il giorno dei trifidi esplora l’alterità delle piante e la loro distanza dal mondo animale. Gli stessi personaggi non hanno parole per descrivere il comportamento dei trifidi, piante dall’origine sconosciuta che diventano minacce concrete alla sopravvivenza dell’umanità. I trifidi, creature al centro della storia, incarnano l’alienità: esseri vegetali che sfidano ogni convenzione biologica finora nota. Camminano, attaccano, comunicano, si organizzano. Sono senzienti. E hanno un solo obiettivo: cacciare l’uomo.

Queste piante carnivore si rivelano il predatore perfetto in un mondo di umani ciechi e inermi. La loro apparente semplicità le ha sempre rese innocue agli occhi della scienza. Nessuno si è mai preoccupato di studiarle seriamente, di comprenderne il comportamento, di valutare i rischi di una loro proliferazione. Il regno vegetale è sempre stato considerato come qualcosa troppo lontano dalla visione animale dell’uomo. Il loro ciclo di vita totalmente differente da quello animale è sempre stato affascinante ma misterioso all’uomo. La stessa presenza dei trifidi mette in crisi il ruolo passivo a cui il regno vegetale era sempre stato relegato. L’uomo non si è mai davvero interessato alle piante, non le ha mai viste come una possibile minaccia. Ed è proprio questo disinteresse a renderle ancora più pericolose. Il giorno dei trifidi suggerisce che il pericolo più grande non viene necessariamente dallo spazio, da creature aliene o da catastrofi improvvise, ma da ciò che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi e a cui non abbiamo mai dato importanza.
Il giorno dei Trifidi, ad oggi, funziona ancora?
A conti fatti, un romanzo pubblicato più di sessanta anni fa riesce ancora a risultare attuale e re-inserirsi in un contesto editoriale ben diverso da quello della sua prima pubblicazione? Per i concetti di ecologia e critica alla società capitalistica, assolutamente sì. Nel romanzo permane intatta la capacità di far riflettere sulla fragilità dell’essere umano e sul rapporto conflittuale tra progresso e natura. La sua rappresentazione di un mondo post-apocalittico in cui l’uomo si trova improvvisamente privato della sua supremazia è ancora incredibilmente attuale. La vera nota dolente del libro sono i personaggi femminili. Scritti in un’epoca in cui i ruoli di genere erano fortemente stereotipati, le donne del romanzo risultano spesso relegate a figure marginali o funzionali alla narrazione degli uomini. Principalmente viste come compagne di sopravvivenza o come elementi necessari per la ricostruzione della civiltà, senza un vero sviluppo autonomo. Nonostante ciò, Il giorno dei trifidi rimane un’opera essenziale per chiunque voglia esplorare le radici della fantascienza apocalittica e le sue implicazioni sociali ed ecologiche. Il suo messaggio di fondo – che l’uomo non è invincibile e che la natura può sempre ribaltare le sorti della partita – risuona più che mai nel nostro presente.