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Madreselva: il Sud tra sacro e sacrilego

Madreselva: il Sud tra sacro e sacrilego

Se avete mai desiderato immergervi in un inferno tanto reale quanto dantesco, Moscabianca ha il libro per voi. Madreselva è il secondo romanzo con cui Gerardo Spirito ci accompagna in un Sud Italia mistico e popolare. Dopo Il libro nero della fame, il lettore ritorna negli stessi boschi, sulle stesse mulattiere, a patire la fame e la miseria dei suoi personaggi come se fosse la propria.

Non una passeggiata al sole, insomma, ma un addentrarsi nella selva selvaggia e aspra e forte, che nel pensier rinova la paura.  

Lo Cunto de li Cunti campano

Quando le fiamme si spengono e lei non è altro che un mucchio annerito di viscere e ossa frantumate, gli uomini rimasti si avvicinano e le ritrovano nello stomaco sessantasei dentini da latte.

 Il libro nero della fame, Gerardo Spirito

Megere, Ammucchiatori, burattinai balordi, preti, martiri e carnefici: questi i personaggi che affollano le pagine dei racconti che compongono la seconda raccolta che Spirito ambienta in una Campania non meglio definita. Non abbiamo punti geografici di riferimento, solo una montagna, le sue bestie e i suoi villici. La lingua usata è quella corrente, l’ambientazione un passato remoto, ma non troppo. La comunità è centrale per la sopravvivenza, gli emarginati sono dei folli, degli appestati o degli eremiti ortodossi.

Il villaggio che porta il nome del Nazareno rappresenta la civiltà umana, la profondità della pietà e del rispetto per i morti, la rabbia per le ingiustizie subite per via di un destino beffardo, la fragilità delle vite di fronte a pestilenza, carestia, morte. L’unico cavaliere dell’Apocalisse che manca all’appello è Guerra, ma solo se lo intendiamo in grande. Il conflitto vive dentro ogni abitante del villaggio e i suoi dintorni, nei modi e nei moti di ogni giorno, nei gesti rituali delle mansioni e dei lavori. La lotta tra sacro e profano, tra fede e miscredenza, che arriva fin dentro la navata della chiesa. Non tutte le battaglie possono essere vinte, non tutte le storie devono avere un lieto fine.

I personaggi rappresentano il circo dell’umanità nella sua interezza. Sono tratteggiati nel corso delle storie, approfondendone brutture e superstizioni, credenze e talenti quando presenti. E se si legge con attenzione, a volte ritornano. Un pastore, una servetta, un ambulante, sono solo alcune delle presenze, quasi fantasmi, che riaffiorano a pagine di distanza dal loro momento di protagonismo. Questo sottile intreccio di vite ci dà idea di come nessuno sia davvero isolato anche nella vastità dei boschi in cui le storie sono ambientate, nessuno sfugge al Giudizio. Qualcuno però rifugge certamente il confessionale.

Cannibali, omicidi, profanatori di cadaveri si aggirano nel selvaggio quanto tra le mura delle case che formano il centro cittadino. C’è chi lo fa per seguire un istinto quasi animale, chi perché crede sia il giusto modo per manifestare la propria fede. E il lettore è impotente davanti a tanta immoralità, può solo essere testimone di come il deterioramento morale sia rispecchiato da quello ambientale. Ogni pagina voltata rappresenta lo sgranare di un rosario che non sapevamo di aver preso in mano. Spirito è così gentile da intervallare i racconti con delle preghiere, nel caso ne sentissimo il bisogno.

Gli Dèi di Madreselva

Liturgia. Morte. Apocalisse. Queste sono le parole che gli vengono alla mente quando guarda il cielo.

 Il libro nero della fame, Gerardo Spirito

Quella di Madreselva non è una terra dimenticata dal Signore, anzi. A dominare è il Dio del Vecchio Testamento, spietato e imperscrutabile nel suo volere, punitivo. Nel villaggio che porta il nome di Nazareno, il centro abitativo dei racconti che compongono il romanzo, le preghiere e il pentimento sono sulla bocca della maggioranza. La carestia, la rogna, la bruttura che li appesta sono solo conseguenze dei peccati degli uomini e delle donne. E dei bambini. Perché niente sembra puro e degno di salvamento. L’Onnipotente di Spirito è colui che ha voluto le piogge torrenziali che hanno spazzato via l’umanità ai tempi di Noè, pronto a una replica di fango e cenere.

Eppure non è l’unica divinità presente sui crinali. La Madre, la Montagna, una divinità femminile che condivide tutti gli appellativi del Dio cristiano di queste pagine. A volte crona, a volte donna pregna, crudele, vendicativa, misteriosa, onnisciente. Il suo culto si è diffuso come una muffa antica, o forse non è mai stato soppiantato dai campanili delle chiese e i riti della domenica. Di lei niente è svelato, se non il terribile bisogno di fermare l’incedere umano che la sta deturpando. Tutto sembra puntare alle cave, alle carbonaie, a quei luoghi dove le risorse naturali sono depredate e sfruttate. Queste sono le ferite da cui origina l’odio dell’oscura divinità.

Il pagan-cristianesimo della montagna oscura

In Madreselva il tema della religione è presente in maniera sfaccettata. Il primo e più evidente filone è quello del rapporto tra la religione cristiana e quelli che erano i culti precedenti ad essa. La ritualità richiamata è quella cattolica, con sermoni e eucarestia snocciolati, l’incenso che intasa le narici anche di chi non ha mai messo piede in un luogo sacro da quanto avvolgente è la presenza del sacro. Ma l’Italia è anche una terra di folklore dimenticato, e i racconti di questo romanzo sono il palcoscenico per un confronto e una commistione tra quelle che solo apparentemente sono credenze diverse. Alcuni personaggi hanno assimilato i riti e le preghiere di entrambi i culti, creando un’unica fede, ancorata alla terra a cui appartengono. Per chi non è riuscito in ciò, il confronto è alle porte: siamo nel mezzo di una tensione che aspetta la giusta scintilla per esplodere. Una nuova crociata contro i miscredenti può essere vista in lontananza. Sempre che non vi sia un intervento divino che metta fine a questa disputa terrena.

Inoltre, il culto pagano della montagna ha in sé gli elementi romantici della natura matrigna, della limitatezza umana di fronte alla sua forza distruttrice. Leopardi è pronto ad essere rispolverato, se solo la montagna si aprisse al dialogo. Non che non mostri mai il suo volto benigno. Ma la disperazione umana è così assoluta in quei boschi, che anche chi la teme e venera a fatica ne vede i miracoli. Non rappresenta solo una visione folkloristica delle credenze di quelle nicchie che hanno resistito al cristianesimo, o lo hanno fatto proprio onorando i culti locali. La Madre è anche portatrice di un messaggio che possiamo definire, in termini incredibilmente moderni, ecologista. Ad essere punito è l’uomo che non rispetta la natura.

Un'ultima chiosa

Il libro nero della fame e Madreselva non devono per forza essere letti in un ordine specifico, o entrambi. Certo, se si è già letto il primo, è più semplice calarci in quelli che sono i noti paesaggi, con le loro regole non scritte e la colonna sonora di branchi di randagi. Ma se siete appassionati di folk, queste due raccolte di racconti rappresentano un’eccellenza italiana.

La prosa di Spirito è stata definita biblica, scarnificata, canto orale. Io voglio sottolineare invece quanto sia italiana. Ho avuto il piacere di divorare un dizionario, con tutti i possibili sinonimi e contrari, parole volgari e non comuni, senza che la lettura risultasse mai appesantita o ostacolata dalla ricchezza del linguaggio. Vi invito quindi a venire a sguazzare nel fango con i personaggi di Madreselva. O nella mota, melma, poltiglia, limo, pantano, fanghiglia, marciume. Nella loro miseria, fisica e morale.

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